Questo
periodo fu uno dei migliori della mia carriera di suonatore, tecnicamente ci
eravamo raffinati, gli strumenti erano il top delle marche del momento, e
l’organico resisteva agli umori dei componenti, io, mio fratello e Mauro
eravamo affiatati nella musica e nella vita. Ma ciò che ci dava la
carica era l’infinita produzione musicale di quegli anni. Penso ci vorranno
altri due secoli perché si possa ottenere una così
grande mole di musica, ad un livello irripetibile. Quegli anni sono le
fondamenta di questi e dei prossimi,… sperimentazioni come King
Crimson, Genesis, Yes, Nucleus, Atomic rooster, ELP, Vanilla fudge, e
tanti altri difficili da ricordare per il considerevole numero. Il
tecnicismo Hard dei Deep purple, l’inventiva
dei Led, la creatività degli Uriah
Heep… ma è meglio fermarsi qui, per quel periodo ci sono libri ben
più validi di me! La Mamma del Rock
partoriva ogni giorno e noi, come tante puttane in attesa del cliente,
eravamo lì , ingordi, a incamerare il più possibile. I ragazzi erano arrapati
di energia musicale, ricordo che una sera a Foggia,
fummo costretti a concedere tre bis, inaudito, eravamo un buon gruppo, ma non
gli originali. Durante un momento di magra economica, il Piccadilly
ci ingaggiò pensando di prendere una band night (all’epoca si
chiamava così chi, suonando, faceva arrattiare le coppie), noi glielo
facemmo credere (ci servivano i soldi). Sul palco, mentre le coppie già
eccitate dalla loro giovane età aspettavano
la musica per passare a vie di fatto, spegnemmo i loro ardori con tre pezzi
sparati di seguito: Speed king, Gipsy, Look at
yourself……..furono attimi di terrore per il gestore del
locale……..furono attimi di incoscienza da parte nostra………furono attimi
di smarrimento da parte del pubblico, o era una visione, o avevano sbagliato
fino a quel giorno. Dopo tre minuti di silenzio, i ragazzi optarono per
l’ultima versione……..un’ovazione che ci diede due mesi di contratto.
Eravamo una Rock band!!
Ma
il tempo passa e dopo la defezione di Mauro,
dopo formazioni di sopravvivenza, mio fratello partì per fare il servizio
militare, io iniziai a lavorare, e gli strumenti furono svenduti. Finiva
un’epoca, finiva la nostra gioventù, finivano i sogni e le illusioni….si
toglieva dal muro El Che….si tornava a
casa…..dopo anni di lotte, si pensava al futuro, una parola per me
sconosciuta….si viveva alla giornata….l’unico futuro che conoscevo erano i
miei sogni….Woodstock diventava solo un
happening, Kennedy era solo un presidente e Martin
L. King un negro! Mi restava solo una cosa, il marchio che quegli anni
hanno lasciato su di me e su quelli come me….Indelebile, lo porteremo per
tutta la vita, può sembrare triste, ma ti fa sentire bene dentro!!
Per sei lunghi anni mi immersi nella middle-class, ascoltavo soltanto e non pensavo lontanamente di suonare, ma ogni suonatore ha un Angelo un po’ scassacazzo, infatti quando ti sembra che sei uscito da quella droga (la musica), ecco che l’Angelo ti fa lo sgambetto. Era il 1978, e mi proposero di suonare solo per una serata perché mancava il bassista. Accettai e suonai per più di due anni! Si faceva Blues, di quello nero nero, il Delta, con musicisti validi, che poi sarebbero diventati Blue Stuff! Si suonava parecchio e a un buon livello , ma la musica bisogna sentirla dentro e suonarla con il cuore, e mi rivolgo a quei ragazzini di oggi, che dopo qualche mese di studio, sono convinti di essere dei suonatori solo perché sono quadrati e conoscono la croma. Tutti possiamo studiare, tutti possiamo suonare uno strumento, ma quello che ti fa artista è quello che hai dentro. Se non ce l’hai sei solo uno che ha studiato! Per questo lasciai i ragazzi, di cui ho un ottimo ricordo, e smisi. Ancora due anni di pausa e l’Angelo si rifece vivo.