Home            Roma, 3 Luglio 2002 - Foro Italico          

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Io , Tina e Sara, con il nostro prezioso biglietto tra le mani, siamo davanti al cancello che ci schiuderà una delle serate più indimenticabili della nostra vita. E' la terza volta che vedo gli Heep, ma ora avverto che sarà diversa dalle altre, stasera li conoscerò di persona, è una sensazione che non riesco a spiegare, ma dopo 30 anni di assoluta fedeltà al gruppo, mi sembra di essere ancora un ragazzo che è lì per vedere una leggenda. Gli Heep sono una leggenda, ma non perché da 30 ani calcano gli stages, sono una leggenda perché sono stati sempre lì, a contatto con chi li ascolta, senza smanie di divismo, senza arie di superstars, sono lì per farti capire che anche tu fai parte di questa leggenda. Forse è questa la sensazione che mi accompagna mentre entro sul campo da tennis del Foro Italico. E' una sera strana, sono eccitato, ma nello stesso tempo mi sento rilassato, so che incontrerò un mito, ma so anche che vedrò degli amici, sì, gli Heep sono anche questo. Entriamo nel campo, è un bel colpo d'occhio, il palco è grande e dietro la classica fila di Marshall campeggia  la scritta "Uriah Heep" sul classico " Wizard", provo un' emozione. Uno sguardo intorno, il bar, il banco del service  ed ecco che Tina urla: "ma quello sembra Mick Box", "si, è lui", aggiunge Sara.

 

 

Sono tutti lì, mimetizzati tra i ragazzi di 20 e di 50 anni. Ho un momento di impasse, avevo vent'anni quando li vidi la prima volta, nel 1971, poi li ho rivisti nel 1997 a Napoli, poi li ho seguiti sugli elleppì, sui ciddì, sul fan club, su internet, sui video…, ma ora è diverso, li ho ad un metro da me. Per mia fortuna c'è Tina, mia moglie, che si lancia su Mick e lo afferra per la mano, premetto che mia moglie è una persona normale, ma stasera ho l'impressione che si sia drogata. Mick mi abbraccia, facciamo delle foto insieme, mi firma l'autografo sul biglietto d'ingresso, ma non sa che la sua firma l'ha messa sul mio cuore 30 anni fa. Riesco solo a dire "great, great". Non faccio in tempo a riprendermi che mi trovo davanti ad un flash abbracciato a Bernie Shaw, è sempre Tina che li "becca" uno alla volta e me li "consegna" dopo 30 anni di amore. Phil Lanzon , dall'alto dei suoi 2 metri di altezza, abbraccia Tina e Sara e si lascia fotografare, mi sento ingrippato,  provo quasi vergogna a non dire ciò che volevo dire da 30 anni, emano solo un banale "thank you". Ho solo una certezza: ho incontrato una leggenda. Non dimenticherò mai il sorriso di Mick, quella sua aria di ragazzo e di padre di famiglia allo stesso tempo, quella sua disponibilità degna solo di un "Grande", non dimenticherò mai l'espressione di Bernie, talmente disponibile che ti sembra che lo conosci da sempre. In quelle loro facce c'è tutta la consapevolezza di essere dei miti, ma c'è anche la certezza di essere dei grandi esseri umani, di essere delle grandi persone. Questo , forse , è il mito Uriah Heep! Ci lasciano ringraziandoci, incredibile, siamo noi che dovremmo ringraziarli in eterno per le sensazioni che ci danno.

Ci sediamo sugli spalti per ascoltare Raff e King Prawn, ma la mente, il cuore sono altrove. Dopo il concerto di Napoli dissi: " ora posso anche morire", ma la vita mi riservava quest'altra serata. Appena terminano i King Prawn ci avvicianiamo al palco, siamo in prima fila, tutti in attesa, continuo a credere che mia moglie sia drogata perché ho l'impressione che voglia addirittura salire sul palco. Ma ecco che si spengono le luci e vedo le ombre sul palco di Bernie, Phil, Trevor, Lee…l'attacco è micidiale, "Return to fantasy" (l'album era ritenuto dalla critica uno dei migliori). Bernie è aggressivo, un vero animale da palco, poi si va da Stealing a Gipsy, a Bird Of Prey. Capisco che la scaletta di stasera sarà dura con il chiaro riferimento alla musica degli anni 70. La sorpresa è Magician's Birthday e Keep On Trying: i duetti tra Mick e Lee, tra Trevor e Lee danno l'esatta percezione dell'affiatamento di questi musicisti. Solo qualche puntatina ai giorni nostri con Universal Wheels e I hear voices, poi è ancora hard, Look At Yourself, con un Lee Kerslake che non fa rimpiangere assolutamente la versione originale con le percussioni degli Osibisa. Ha una quadratura da far invidia ad un metronomo, lavora di polso come pochi, ascolta la cassa. Da notare che Lee è onnipresente nei controcanti. Trevor Bolder è uno di quei bassisti che fa la differenza, lo vedo teso, come sempre, è uno che "sente" l'impegno, Trevor è il miglior bassista che gli Heep abbiano avuto, superiore a Wetton, è preciso, usa tutto il manico e predilige volentieri le note alte. Phil Lanzon, un vero maestro, lo vedi organizzare e dirigere nell'ombra, non eccede mai in suoni dal cattivo gusto e come tutti i grandi tastieristi ha sempre con se un Hammond. La voce di Bernie non ha eguali nel panorama musicale degli Heep. Byron aveva una voce sottile per un gruppo hard, molto pulita, intonata. Bernie shaw spazia dalla delicatezza dei pezzi soft (Dream On, When The War Is Over, Across The Miles) a tonalità dure ( Universal Wheels, Gipsy, Red Blood Roses). Ha una presenza scenica che i suoi predecessori non avevano, è presente sul palco anche quando non è il suo turno. E poi ha avuto il grande merito di non stravolgere i pezzi cantati dai precedenti singers, a differenza  di Lawton. Di Mick si è già detto tutto, è l'anima, il cuore di questa band, l' ha inventata, l'ha voluta, l'ha portata per mano anche quando le cose non andavano bene. Non è mai rimasto legato al suo grande passato, anzi è andato avanti a differenza di molti gruppi degli anni 70. Suona per la band, svisa coerentemente per l'economia del pezzo, non per mettersi in mostra con note che uscirebbero dal coro.

 

Mettiamoci in testa una cosa: non ci sono gli Uriah Heep dell'era Byron e quelli degli ultimi 16 anni, c'erano, ci sono, ci saranno gli Uriah Heep e basta. Questa formazione è migliore delle precedenti, questi musicisti sono migliori dei loro predecessori, questi sono gli Uriah Heep, la loro musica spazia dalla matrice blues fino al metal, questi hanno ancora molto da dire. Mentre li sto ascoltando li vedo ridere, scherzare, li vedo rilassati, sicuri del fatto loro, e poi quanta professionalità…..anche davanti ad un pubblico ridotto sono sempre all'altezza della loro fama. Gruppi famosi….prendete esempio, questa è la musica, questi sono veri musicisti,….questi sono gli Uriah Heep.

 

 

Sara, mia figlia, mi fa notare che Tina è ormai in preda al delirio, urla come un coyote e temiamo che qualche cacciatore di passaggio possa centrarla. E allora penso di cosa sono stati capaci quei cinque ragazzi sul palco. July Morning (mitica), Sunrise, Easy Living, e alla fine ascolto le note di "The Land Of Hope And Glory". E’ finita, applaudo, incito, e li vedo inchinarsi, ringraziare, ma non dovremmo farlo noi , non dovremmo inchinarci davanti a chi ci ha regalato una serata cosi emozionante?! Grandi Heep come si fa a non amarvi!!!!

Ci guardiamo intorno un po’ tutti , ci si cerca con lo sguardo, il tempo è volato. Mi ritengo fortunato, è la terza volta che li vedo, per Mario Musto è la prima. Un heepster romano conosciuto via e-mail, ma ora ci vediamo, ci conosciamo, cerchiamo di scambiare delle opinioni sulla performance, ma è inutile, la pensiamo allo stesso modo. Saluto gli Heep, saluto Mario, ormai ci conosciamo e ci rivedremo. A volte ci si domanda cos'è la felicità, mentre sto uscendo dal Foro Italico mi sento bene dentro, penso alla serata, ai vecchi amici (Heep) ed ai nuovi, ed allora mi do la risposta. Grazie Uriah Heep!

Enrico Fusco    

 

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